La mattina della domenica, ogni rione con i propri misteri,  in modo celere, converge presso il cortile del Santuario, seguendo il percorso più breve. (Prima del 1989 le processioni rionali raggiungevano il santuario  con la cadenza  e la solennità tipica  delle processioni infrasettimanali. Ma questa abitudine è stata  abbandonata poichè dilatava i tempi sia della celebrazione della messa che dell’uscita della statua dell’Assunta dal santuario). Una volta ultimata la concentrazione dei quattro Rioni, si celebra la messa solenne ed al termine inizia la processione generale. Preceduto dai campanelli, il corteo processionale si forma nell’ordine dei quattro Rioni: Croce, Portella, Fontanella e Piazza. Dietro il mistero di ‘San Girolamo penitente’ si inseriscono i Battenti e, quando lo stendardo del Rione Croce si trova nella zona alta di Guardia, esce la Statua dell’Assunta. L’uscita è segnalata a tutto il corteo da un colpo di mortaretto.

La statua viene portata a braccia dai sacerdoti fino all’uscita del santuario per poi consegnarla ai fedeli. Momento culminante e denso di significato per i partecipanti è l’incontro dei battenti con l’Assunta. Fino a questo momento i due blocchi processionali non si sono mai incontrati, ma in prossimità di Piazza Castello, la statua, che sale dal centro storico, viene fatta stazionare a margine della Piazza per ricevere l’offerta penitenziale di ciascun battente che, davanti alla statua, si inginocchia pregando e, aumentando il ritmo dei colpi, sfila per poi riprendere il corteo processionale.  I campanelli, dopo aver accompagnato il corteo penitenziale in testa, giunti al santuario, tornano indietro per andare incontro alla statua dell’Assunta e precederla fino all’arrivo in chiesa. Si chiude la Processione generale, ecco l’incipit di uno scritto del 1961 di Padre Adolfo De Blasio pubblicato sul Bollettino del santuario dell’Assunta ‘… E‘ finito l’incantevole e commovente scenario di questa giornata trionfale della preghiera, dei sospiri e del pianto, sotto il pio sguardo di Maria, invocata ed acclamata, non per pervertimento psichico, ma per gli infiniti bisogni del cuore…’