La presenza dell’uomo in questo territorio è stata confermata dai ritrovamenti e reperti risalenti all’era paleolitica e neolitica  lo attestano le testimonianze più preziose, il dolmen nei pressi di Guardia Sanframondi, la celebre palafitta o terramare di Castelvenere e uno splendido pugnale nel territorio di Telese, oltre, naturalmente, ad una quantità impressionante di reperti purtroppo trafugati e l’altrettanto vasto materiale esposto nei musei italiani.

I domini longobardi dell’Italia centro-meridionale (quella che si chiamava Langobardia Minor, rispetto a quella più vasta del settentrione), subirono destini differenti. Il Ducato di Spoleto cadde immediatamente in mano franca, mentre quello di Benevento si mantenne, invece, autonomo. Il duca Arechi II, al potere al momento del crollo del regno, aspirò inutilmente al trono reale; assunse poi il titolo di principe. Nei secoli seguenti gli Stati longobardi del meridione furono travagliati da lotte intestine e vennero infine, nel XI secolo, assorbiti dai Normanni, come tutta l’Italia meridionale, Benevento e i suoi territori furono conquistati da Roberto il Guiscardo nel 1053, capo dei Normanni il quale ricevette la doppia investitura dal re Enrico III e dal Papa Niccolò III.  Le sue conquiste furono ampliate ulteriormente dal nipote Ruggero II che lottò per essere incoronato Primo Re delle Due Sicilie (1130-1154). Ruggiero II nel 1133 ritornò in questo territorio del Sannio per ingaggiare battaglia contro i castelli che si erano ribellati, e che intanto si erano fortificati. Se ne impossessa mettendoli a ferro e fuoco e poi si riconcilia con la Chiesa nell’Abbazia di San Salvatore per mano dell’Abate Alessandro Telesino.

Sui territori che conquistavano, i Normanni lasciavano famiglie della loro stirpe delle quali si potevano fidare ed è per questo che nel 1151 troviamo Guglielmo Sanframondo, figlio di Raone ufficiale normanno, signore delle cittadelle di Guardia, Cerreto, Faicchio, Massa Superiore e Massa Inferiore, San Lorenzello, San Lorenzo Maggiore, Limata, Castelvenere, Civitella, Cusano, Pietraroja, Ponte e Pontelandolfo, quasi tutte fin dall’inizio furono assegnate in feudo a questa famiglia che li tenne quasi ininterrottamente fino al 1461.

I Sanframondo furono privati del loro feudo perché nelle lotte intestine per il governo del Regno si schierarono a fianco degli Angioini e nel 1442, nello scontro con Alfonso d’Aragona, ebbero definitivamente la peggio.Terminò così la dominazione Normanna e iniziò quella di Casa Carafa. Il dominio durò su queste terre fino al 1806 anno in cui fu abolita la feudalità. Una certa diversità nella gestione amministrativa dei possedimenti tra le due case feudali è rappresentata dal fatto che mentre i Sanframondo abitavano in loco, nei castelli da loro stessi costruiti o fortificati, i Carafa invece, preferivano risiedere in città e governarono in questi loro possedimenti attraverso amministratori spesso non del luogo. Questa distanza dal territorio in cui bisognava amministrare la giustizia, imporre ed esigere le tasse, ottenere obbedienza e rispetto alla Casa feudale e al Re anche attraverso i mezzi estremi della costrizione, delle angherie e soprusi, non hanno certo giovato alla formazione di un giudizio equo, veritiero e giusto, sull’efficienza e la bontà dei signori di casa Carafa.

Con il miracolo economico degli anni ’60 questo territorio ha migliorato e raffinato la sua vocazione puntando su produzioni artigianali, che sono diventate sempre più di qualità, quelle agricole, poi, hanno favorito la tipicità e la bontà offerte da suolo e clima temperato, il turismo hanno fatto il suo ingresso in queste zone, e la piccola imprenditoria ha avviato una lenta e progressiva crescita. Oggi, è possibile contare molti vini classificati con il marchio DOC. E su questa specificità e qualità sono incanalati anche i prelibati oli del territorio.

Appunto per premiare e riconoscere questo sviluppo, queste innumerevoli attività promozionali, l’intera provincia di Benevento è stata rappresentata da Guardia Sanframondi come ‘comune dell’area’ nella famosa rassegna ‘100 Comuni della Piccola Grande Italia’ promossa dalla presidenza del Consiglio nel 1987. Una manifestazione ideata per celebrare i quaranta anni della Repubblica e che ha raccolto i paesi più laboriosi e produttivi e dove il boom economico era stato avvertito ed incanalato in modo costruttivo.